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I primi passi
Nel 1865 l'ingegnere Locatelli di Udine veniva incaricato di eseguire
un attenta analisi sullo stato di consistenza delle opere dell'acquedotto
della fontana della piazza del Mercato in Cividale al fine di verificare
le effettive possibilità di restauro e sfruttamento dello
stesso.
Nello studio dell'ing. Locatelli si prevedeva di migliorare la copiosità
delle acque addotte facendovi confluire altre sorgenti sempre situate
nella valle di Zuccola. Ciononostante, dopo un serio monitoraggio
pluristagionale delle sorgenti esaminate, si giunse alla conclusione
che le stesse non possedevano né la qualità né
la quantità costante per raggiungere l'obiettivo preposto.
L'ingegnere allora spostò i suoi interessi nella vicina valle
Gusperga ma anche lì non trovò alcuna sorgente perenne
in grado di assicurare il necessario quantitativo di acqua per alimentare
l'acquedotto della fontana. Nonostante la carenza di risorsa l'ingegner
Locatelli progettò ugualmente l'allacciamento all'acquedotto
della fontana di piazza del Mercato delle nuove sorgenti della valle
di Zuccola e di valle Gusperga seppur cosciente, come egli stesso
afferma, che tale soluzione non avrebbe soddisfatto completamente
il fabbisogno della popolazione e soprattutto giustificato la spesa.
L'ingegnere non si dette per vinto e rivolse le sue ricerche sul
fiume Natisone. Allora scriveva "trovare difficoltà
a provvedere di acque Cividale, attraversata da un fiume come il
Natisone, sembra a primo aspetto una cosa veramente impossibile;
eppure lasciando da parte le qualità igieniche delle acque
del Natisone e la loro purezza molto problematica e gli altri caratteri
che oggi si richiedono per le acque potabili, la profondità
del loro corso, rispetto al paese, presenta delle difficoltà
non lievi per potersene servire" .
Alla fine dei suoi studi propose due soluzioni per dotare la città
di Cividale di un acquedotto. La prima prevedeva l'innalzamento
artificiale mediante l'utilizzo di pompe agenti con meccanismi mossi
a vapore o, preferibilmente, per maggior economia, dalla forza motrice
della stessa corrente del fiume. Le acque così pompate dovevano
essere immesse in un serbatoio posto a quota superiore della città
e da qui, attraverso tubazioni, distribuite a varie fontane dislocate
nei borghi della città. Si prevedeva allora, che per il fabbisogno
dei cittadini di Cividale dovevano essere pompati circa 500 mc al
giorno. Pur prevedendo di far pagare la fornitura dell'acqua alla
popolazione la spesa di questa soluzione era talmente elevata che
non si ritenne di adottarla.
La seconda soluzione pensata dall'ingegnere Locatelli, che può
essere considerato il padre dell'acquedotto del Poiana, fu quella
di una condotta forzata (condotta in pressione) che per gravità
lungo il tracciato del fiume doveva prelevare l'acqua dallo stesso
ad una quota di almeno 8 metri superiore al piano medio della città.
Secondo l'ingegnere tale condizione sarebbe stata soddisfatta ponendo
l'opera di captazione dal fiume Natisone a S.Pietro al Natisone
ad una distanza dalla città di Cividale di 6500 metri.
L'acquedotto avrebbe dovuto avere origine da una galleria filtrante
posta a due metri di profondità rispetto alla quota di magra
del fiume e il suo tracciato seguire l'alveo del fiume sino a raggiungere
gli abitati della città. La spesa prevista per questo acquedotto,
senza gli oneri di distribuzione dell'acqua nella città,
era calcolata in 55000 fiorini oltre a 5000 fiorini per l'esercizio
e la manutenzione annua. Inoltre venivano esaminati l'acquedotto
da una sorgente di Torreano detta "il Fontanone" e da
quella del Montina, che però non parvero dare affidabilità
rispetto ai fabbisogni della città di Cividale.
Successivamente si ipotizzarono da parte degli amministratori di
Cividale altre soluzioni tecniche ma si dovette arrivare al 1892
perché tornasse di attualità parlare di un acquedotto.
La sempre più precaria condizione della fontana del Mercato
continuava a stimolare gli Amministratori di Cividale che con delibera
del 4 febbraio del 1892 di affidò alla Società italiana
per le condotte d'acqua di Roma lo studio di una soluzione per fornire
di acqua Cividale. La ditta romana mandò in sopralluogo l'ingegnere
Zanini che successivamente presentò una relazione ove indicava
come possibile fonte di sfruttamento ai fini idropotabili per Cividale
del Friuli una fonte situata in Costaperaria, a suo dire, preferibile
per purezza e temperatura a tutte le altre sorgenti esaminate tra
cui quella di Purgessimo e quella di S.Giovanni d'Antro. Veniva
comunque osservato che anche quest'ultima sorgente sarebbe stata
soggetta ad intorbidimenti in caso di pioggia. Nel 1893 fu incaricato
l'ing. Grablovich di compilare un progetto per captare le acque
del Purgessimo che unitamente alle sorgenti di Zucco, Cargnello
e Bon avrebbero fornito una portata non inferiore a 5 litri al secondo
in tutto il periodo dell'anno.
Nonostante l'ormai inderogabile necessità di approvvigionamento
d'acqua per servire la città di Cividale non si era ancora
arrivati ad una soluzione accettabile sotto i profili tecnico ed
economico. Tutte le fonti esaminate avevano caratteristiche di discontinuità
e di sorgenti superficiali assai vulnerabili in caso di piogge,
in coincidenza delle quali si verificavano intorbidimenti tali da
non consentire il loro utilizzo. Fu così che alcuni anni
dopo l'amministrazione comunale ben supportata dal suo ufficio tecnico,
incaricò una apposita Commissione per l'Acquedotto di Cividale
di riesaminare tutti gli studi sino allora eseguiti. Quest'ultima
stabilì di effettuare una serie di visite ed analisi delle
sorgenti esistenti in un'area più vasta e specialmente nella
parte orientale lungo il fiume Natisone. Le indagini sulle possibili
fonti di approvvigionamento idrico si spinsero sino all'abitato
di Stupizza ove si aveva avuto notizia dell'esistenza di copiose
sorgenti d'acqua.
Le ricerche ebbero successo e portarono all'identificazione di ben
tre sorgenti che per quantità d'acqua erano una più
abbondante dell'altra. Si trattava di sorgenti poste a monte dell'abitato
di Stupizza: due in sponda sinistra ed una in sponda destra in corrispondenza
del confine con l'Austria.
Le due sorgenti in sponda sinistra erano:
· La sorgente detta Arpit che "trovasi tra la casa detta
del Cristo di Blason e casale Lesa; esce di sotto la strada carrozzabile
con acqua abbondante, freschissima, senza sapore, ma con una tinta
leggermente opalina, si scarica subito nelle acque del fiume";
· La sorgente detta delle Mine "perché trovasi
nella località così denominata; questa pure esce sotto
la strada carrozzabile, e da questa la si vede affacciandosi al
parapetto. Porta acqua abbondante e freschissima, discretamente
limpida ma si intorbida leggermente in seguito alle piogge".
In sponda destra al fiume:
"un chilometro circa più in su di questa località
(Le Mine)sulla sponda destra del fiume, trovasi la terza denominata
Pojana che nasce al piede del monte Mia. Questa sorgente assai più
abbondante delle altre, oltre 80 litri al minuto secondo, ha acqua
limpidissima; è freschissima in tutte le ore del giorno.
La località dove nasce dista 18 chilometri circa da Cividale,
ed ha un'altezza sul livello del mare di metri 217.
Nel 1897, il 7 settembre, vengono raccolti secondo le formalità
dell'epoca alcuni campioni di acqua ed inviati "a gran velocità"
al Ministero dell'Interno per le analisi chimiche. Risultarono tutte
e tre chimicamente potabili, come dettagliatamente riportato nei
referti di data 1 ottobre 1897, e il Ministero degli Interni indicava
la migliore sorgente quella del Pojana per la sua costante limpidezza
.
Successivamente veniva affidato al prof. Tellini l'incarico di redigere
una relazione geologica sulle tre sorgenti che fu consegnata alla
Commissione l'11 febbraio 1898. Parlando della sorgente Pojana egli
descriveva:
"Nasce per diverse polle lungo un abbondante ruscello che affluisce
nel Natisone e segna per un certo limite il confine con l'Austria.
Fuorché la prima polla, le successive nascono in vari punti
al fondo di questo ruscello per una lunghezza di oltre un centinaio
di metri. L'acqua è abbondantissima e di quantità
quasi costante, poiché la differenza della portata del ruscello
è poco diversa dopo la pioggia e durante la siccità.
Anche dopo un periodo piovoso, la sorgente si mantiene limpidissima;
anzi ha tal grado di limpidezza che non si riscontra nelle altre
due sorgenti Arpit e delle Mine".
Lo studioso, nella sua relazione, dopo aver parlato del bacino imbrifero,
della portata, della quota sul livello del mare e della profondità
dell'acquifero argomenta ancora sulla qualità chimica delle
acque e sull'incidenza di un eventuale prelievo rispetto al regime
di magra del fiume Natisone concludendo:
1. "L'acqua della sorgente Pojana anche indipendentemente
da analisi chimiche si presenta pura, potabile ed esente da inquinazioni.
Essa è costantemente limpida e fresca.
2. La portata della sorgente è quasi costante, ed anche nelle
massime magre è di molte volte superiore ai bisogni non soltanto
della città di Cividale, ma di parecchi altri comuni della
pianura che si volessero associare all'impresa.
3. Per questi caratteri deve riguardarsi di gran lunga la migliore
acqua potabile cui possa rivolgere l'attenzione della città
di Cividale ed i paesi della pianura solcata dal fiume Natisone.
4. Si toglierebbe ogni lontano sospetto d'inquinamento facendo turare
le doline del monte Mia, e regolando il seppellimento del bestiame
che muore accidentalmente su quel monte.
5. E' sotto tutti gli aspetti consigliabile di fare la presa d'acqua
alla viva roccia;
6. Affinché l'acqua non perda della sua freschezza e quindi
di uno dei suoi pregi principali nel lungo tragitto, occorre collocare
i tubi nel terreno alla massima profondità compatibile.
7. La freschezza sarebbe meglio mantenuta quando la massa d'acqua
fosse maggiore, perciò anche per questa considerazione oltreché
per quella dell'economia, sarebbe conveniente associare all'impresa
il maggior numero di comuni.
8. La sottrazione dalla sorgente della quantità d'acqua occorrente
per Cividale ed anche per altri comuni vicini è insignificante,
ossia si riduce alla diminuzione di 1/33 della portata di magra
del Natisone a Purgessimo e quindi a Cividale.
9. Allorché l'acqua potabile per Cividale e per altri comuni
fosse fornita dalle sorgenti del monte Mia, si potrebbe proclamare
codesto acquedotto migliore di tutto il Friuli, per bontà
ed estensione dei paesi beneficiati".
Sulla base di questa esauriente e lungimirante relazione del professor
Tellini la Commissione Comunale di Cividale ritenne di far appello
ai comuni limitrofi per approfittare della fortunata occasione che
si presentava loro con la realizzazione dell'acquedotto del Pojana.
Al fine di quantificare il costo a cui sarebbero andati incontro,
il comune di Cividale e gli altri comuni limitrofi incaricarono
l'ing. Grablovich di presentare una perizia di spesa contenente
due soluzioni diverse a seconda che l'acquedotto da costruire avesse
servito solo il comune di Cividale e le sue frazioni o che dovesse
soddisfare le esigenze di altri comuni limitrofi.
Sulla base delle ipotesi progettuali dell'ing. Grablovich i comuni
che avrebbero potuto allacciarsi all'acquedotto erano i seguenti:
Premariacco con Orsaria, Buttrio, Ipplis, S.Pietro al Natisone,
Manzano con Oleis.
L'ing. Grablovich formulò la sua stima ipotizzando ancora
una volta sulla base della tradizione cittadina della fontana pubblica,
di installare lungo il tracciato della condotta di distribuzione
delle fontane pubbliche che dovevano avere una portata massima di
0.40 litri al minuto secondo e prevedendo la contemporaneità
di apertura di almeno metà delle fontane. Secondo i suoi
piani si dovevano erogare 14 l/s alla città di Cividale,
3 l/s alle frazioni di Cividale e 10 l/s agli altri comuni interessati
all'impresa.
Nella ipotesi che l'acquedotto avesse dovuto servire solo il comune
di Cividale e le sue frazioni si rendevano necessari 9 l/s per la
città e 3 l/s per le frazioni.
Si trattava di una scelta epocale che avrebbe cambiato il corso
della storia dell'acqua potabile nel Cividalese assicurando un bene
prezioso come l'acqua fino ai giorni nostri.
Così la Commissione concluse il suo mandato offrendo all'Amministrazione
comunale di Cividale ed a quelle dei comuni limitrofi una soluzione
percorribile e lungimirante.
Era il 14 marzo 1898.
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